Pin It

Riflessione sull'esperienza di Reggio Calabria

 

Come in altre occasioni, l'esperienza con Raymond Catteau è stata emozionante e unica; lo stage mi ha dato l'opportunità di approfondire tematiche già conosciute con un punto di vista diverso, una vera e propria "riscoperta".

Nella tre giorni Reggina, infatti, ho avuto l'occasione di valutare l'importanza della postura, il ruolo della testa e le modalità di costruzione della motricità acquatica secondo principi scientifici e un grande rigore pedagogico.

Seguendo la tecnica di animazione usata da Raymond ho potuto ottimizzare l'efficacia delle mie lezioni: uso troppe spiegazioni e troppi aggettivi e forse mi focalizzo in modo eccessivo sull'insegnamento a scapito dell'apprendimento.

A tale scopo ritengo sia stato molto utile seguirlo mentre faceva lezione, ascoltando le consegne e confrontandole con ciò che io avrei proposto.

Sono sempre più convinto che partire dalla pratica sia fondamentale affinché si possano ottenere delle trasformazioni sugli allievi e sugli istruttori: il primo giorno di lezione molti dei partecipanti erano sbalorditi da ciò che avevano visto fare in vasca e successivamente la confusione si è trasformata in stimolo al miglioramento e necessità di approfondire.

Ritengo il lavoro in aula a gruppi fondamentale per individuare l'andamento dello stage e penso che debba essere incentivata la pratica anche nei lavori di aula, sia di preparazione sia di analisi sia di verifica di quello che avviene in vasca.

Grazie alla pratica, infatti, comprendiamo immediatamente la nostra efficacia e questo ci aiuta a sviluppare un quadro di riferimento sempre più accurato e spesso ci rendiamo conto di non sapere.

Tra gli aspetti che è necessario affrontare ci sono il posizionamento dell'istruttore in vasca, l'uso del linguaggio, il rapporto allievi-istruttori e le dinamiche che ne scaturiscono: ho notato che anche a Reggio Calabria gli istruttori coglievano con difficoltà gli adattamenti degli allievi e le loro risposte sia motorie che verbali.

Probabilmente quando ci sono molti partecipanti, neofiti del metodo attivo, l'esempio di Raymond è qualcosa di necessario per avere un punto di riferimento, credo che ciò vada integrato con le lezioni tenute dagli istruttori e con l'esperienza in acqua degli stessi.

Purtroppo in Italia l'insegnamento è bloccato su schemi vecchi e su modalità del tutto personali e le direttive federali sono incoerenti e di bassissimo profilo culturale.

Gli istruttori dovrebbero insegnare basandosi su conoscenze scientifiche e attraverso un modello operativo coerente con esse, ma così non è.

Per ovviare a questo è necessario approfondire le conoscenze teoriche di tecnica pedagogia psicologia e sociologia che reputo lacunose nel sottoscritto come in gran parte degli istruttori.

Proprio per le precedenti considerazioni, ho apprezzato moltissimo la capacità di Raymond di rispondere alle domande con argomenti scientifici, integrando le varie materie e dando un quadro completo di tutti gli aspetti teorici.

Riguardo lo schema di svolgimento del seminario penso che la scelta di far svolgere tutte le lezioni pratiche a Raymond sia stata quella giusta soprattutto per l'esigua durata di questa esperienza e per la composizione così eterogenea dei partecipanti. 

Sono stato fortunato a partecipare e sono rimasto impressionato positivamente dall'interesse che lo stage ha suscitato negli istruttori meno esperti.

Attendo il prossimo magari ad Arezzo.

Saluti,

M.

Pin It

Pardon, vous n'avez pas le droit pour l'instant.