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SOFISMA o PARALOGISMO?


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Alcuni amici italiani che si occupano di formare o di allenare nuotatori e che ci tengono a conoscere la loro attività sono rimasti abbastanza perplessi alla vista di una diapositiva proiettata durante un incontro della loro federazione e me ne hanno comunicato il contenuto.

«Dal momento che gran parte del movimento visibile in piscina è quello delle braccia, è comprensibile che la maggior parte degli spettatori, in tribuna o in televisione, pensino che il nuoto dipenda anzitutto dal movimento degli arti superiori. SBAGLIATO.

Le competizioni olimpiche, come tutte quelle in vasca lunga, si giocano nelle gambe.»

I lettori del sito che hanno preso visione dell'articolo di Jacques LECOMTE dal titolo: “informazioni esatte, conclusioni assurde” si chiederanno se non si trovano di fronte ad un documento scelto per mettere alla prova la loro perspicacia andando oltre l'asserzione per accedere alla comprensione, se non alla verità.

Se si dice che nel nuoto, con l'eccezione della rana, la propulsione dipende essenzialmente dagli arti superiori, ci si limita ad affermare un'opinione contraria. E ciò non è sufficiente per eliminare quella delle due che non corrisponde ai fatti. Mancano gli elementi per giudicare e quelli per condurre il ragionamento!

Cerchiamo di progredire nella accontentandoci di prendere in considerazione gli spostamenti nuotati! È corretto dire che in tutte le nuotate, a un certo momento, si vedono passare sopra la superficie, completamente o parzialmente, gli arti superiori. In determinate condizioni si vedono anche le estremità degli arti inferiori attraversare la superficie, ma questo viene passato sotto silenzio.

Quando evoca il “movimento”, lo spirito razionale si sforza di precisare ciò che vede in funzione di ciò di cui parla; spostamento nello spazio (direzione e verso) in funzione del tempo (durata). Nel caso specifico, tutti i movimenti visibili in superficie si realizzano da dietro in avanti e dunque nello stesso verso dello spostamento del nuotatore. Questi movimenti hanno una grande ampiezza perché le estremità dei segmenti in questione percorrono un grande spazio alla velocità del nuotatore sommata alla propria velocità (delle estremità), circolare o lineare, rispetto a quella del nuotatore!

Credo che se si interpellano i tecnici delle discipline che utilizzano i remi per far avanzare un'imbarcazione, nessuno si azzarderà ad affermare che il ritorno dei remi sopra la superficie dell'acqua contribuisca alla propulsione dell'insieme!

Che cosa si può indurre da quello che si vede delle traiettorie degli arti superiori sopra la superficie dell'acqua? Probabilmente che il loro ripetersi presuppone un percorso in senso opposto, un po' come quando si vede ogni mattino il sole sorgere da un punto dell'orizzonte, e così giorno dopo giorno, si è portati a pensare che abbia continuato il suo “giro” anche quando non era più visibile!

Non siamo nemmeno di fronte a un sofisma poiché quello che si afferma essere vero pretendendo di essere convincenti non è un ragionamento! È un atto di fede!

Se ritorniamo alle asserzioni, il rimprovero consiste nel fatto che ciò di cui si parla non viene messo in relazione con quello a cui serve! Movimento e funzione del movimento.

Non c'è argomentazione! O se è sottintesa, “l'essenziale avviene sotto la superficie”, un minimo di curiosità dovrebbe obbligare l'autore del testo, se non a precisarla, quantomeno a dircela.

Invece di fare questo, l'autore della diapositiva ci rifila una seconda affermazione senza sfumature!

Perché in vasca lunga? È in vasca corta (25 metri) che i giochi si fanno con le gambe; e precisamente perché le gambe possono prendere appoggio sul mondo solido, in partenza e nelle virate, comunicando ai nuotatori un'accelerazione superiore a quella della nuotata, la durata dello scivolamento. Poco a che vedere con quello che avviene sotto la superficie durante la nuotata.

È in ogni caso necessario posizionarsi sotto la superficie per descrivere e poi analizzare i movimenti della nuotata che non sono esclusivamente quelli degli arti inferiori nella zona immersa.

Un affermazione non basta! Un affermazione non è una spiegazione e neppure una prova!

Possiamo sperare che il nostro dibattito attuale venga arricchito da questa situazione aneddotica per evocare ciò che ci si aspetta da un allenatore “formato” quando è confrontato alla lettura di una diapositiva o di un'argomentazione di questo tipo?

E allora, quali contenuti proporre per svegliare lo spirito critico, sviluppare il pensiero razionale nella formazione?

raymond

 

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