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La Stellina:

una “buona soluzione” ingannevole...

 

"Il senso comune è la strada più sicura che conduce all'errore", ha detto l'astrofisico Marcel BOLL. Capita che questa affermazione si riveli altrettanto vera anche all'interno delle nostre piscine, grandi o piccole che siano. Dimostrazione di quanto sia controproducente uno dei nostri esercizi pedagogici “basilari”...

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Tra gli esercizi per i principianti, ce n'è uno la cui origine resta oscura, si tratta della "Stellina", una situazione in cui il corpo, disteso sulla superficie dell'acqua, viene stabilizzato dalle braccia distese e lontane dal tronco, sia in posizione ventrale che dorsale.

Appartiene al "folklore educativo", agli esercizi che vengono proposti senza conoscerne le ragioni, senza considerare le conseguenze, semplicemente perché "lo fanno tutti".

Distendere e allargare braccia e gambe, aumentando il "braccio di leva", diminuisce l'ampiezza e la velocità delle rotazioni, laterali o frontali, lungo l'asse centrale del corpo. Di primo acchito viene dunque raccomandato per conservare l'orientamento del corpo disteso sulla superficie dell'acqua.

In effetti, lo stato di equilibrio, derivante dagli effetti combinati della forza di gravità e della spinta di Archimede quando i loro centri di applicazione si confondono, sembra difficile se non impossibile da controllare volontariamente.


Dimostrazione scientifica

Il meccanismo di regolazione dell'equilibrio, sfuggendo al controllo volontario, si è formato, a terra, nel processo di conquista della stazione eretta e del camminare; è controllato dal cervelletto che, come è risaputo, non fornisce immagini coscienti.

Il suo ruolo essenziale consiste, in posizione verticale, nel ricollocare il più rapidamente possibile la perpendicolare del centro di gravità all'interno del "poligono di sostentamento" non appena si innesca una perdita di equilibrio. In questo caso, ordina l'aumento del tono (una contrazione muscolare che non ha come scopo lo spostamento nello spazio di segmenti del corpo) dei muscoli del lato in cui il corpo comincia a sbilanciarsi.

L'aumento del tono in metà del corpo comporta un incremento relativo della sua densità, cosa che su una superficie solida non produce effetti parassiti.

Ciò che ciascuno di noi ha costruito, a terra, è questa capacità di reagire rapidamente a qualsiasi allontanamento dalla posizione verticale attraverso una contrazione automatica e involontaria dei muscoli posturali dal lato in cui la perdita di equilibrio comincia. Questo per evitare che la perperndicolare del centro di gravità esca dal poligono di sostentamento, dato che, senza questa reazione, si produrrebbe inevitabilmente una caduta.

L'inizio di una rotazione, in acqua, è percepito e vissuto come il punto di partenza di una caduta e fa scattare immediatamente la contrazione involontaria dei muscoli posturali dal lato in cui il soggetto comincia a girare.

Questa metà del corpo, diventando più densa, finisce per trovarsi sotto all'altra metà "non contratta”, in tal modo invece che compensarla accentua la perdita di equilibrio.

Come ogni uomo sulla terra si è adattato a "leggere" l'inizio della perdita di equilibrio e ad aggiustare gradatamente la corrispondente reazione posturale (tonico) moltiplicando l'esperienza di circostanze che comportano cadute, allo stesso modo in acqua, privare il principiante delle esperienze di rotazione intorno all'asse del corpo e degli aggiustamenti per neutralizzarle significa ritardare la costruzione di soluzioni automatizzate per il conseguimento della sua postura da nuotatore.

Le rotazioni intorno all'asse del corpo non devono essere evitate, piuttosto devono essere vissute.

Ci si augura che tutta la comunità degli insegnanti di nuoto prenda coscienza del problema e alla fine riservi al museo del folclore pedagogico questa famosa “stellina” che si rivela presto un ostacolo alla costruzione delle soluzioni ventilatorie nello stile libero.

raymond


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