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LOGICA DELL'AZIONE

LOGICA DEL RAGIONAMENTO

Un proverbio, sempre meno conosciuto, afferma che “l'inferno è lastricato di buone intenzioni”. In altri termini, che un'intenzione lodevole può rivelarsi odiosa nella sua attuazione.

Lo stage di Mirano che si è svolto in condizioni eccellenti e che si è appena concluso dovrebbe indurre la maggioranza dei partecipanti ad esprimersi su ciò che li ha particolarmente messi in crisi e magari ha fornito della conferme sui vantaggi o l'utilità della pedagogia dell'azione per gli allenatori.

L'articolo di Claudia REBESCO, che ha vissuto molti stages come nuotatrice e quest'ultimo partecipando alle sessioni teoriche, tenta di proporne una descrizione sintetica e dovrebbe indurre gli altri partecipanti ad esprimersi. Claudia possiede qualità tecniche e fisiche molto buone per diventare una eccellente nuotatrice. È tentata dal giornalismo e vi offre il suo primo articolo. La ringraziamo.

Per i responsabili del buon svolgimento e dell'efficacia formativa, lo stage si è rivelato particolarmente ricco in eventi di valore educativo quando questi potevano essere sfruttati. Uno di questi ha particolarmente attirato la nostra attenzione perché rivelatore di molte “improvvisazioni” che si sostituiscono alla creatività pedagogica autentica.

Le relazioni tra le conoscenze che riguardano il nuoto e i “compiti” da proporre fanno parte della realtà o della necessità. Il problema è quello della natura di queste conoscenze per accedere alla pertinenza delle proposte, nella direzione dell'efficacia dell'intervento pedagogico per formare o trasformare il nuotatore.

Come tutti sanno, il tema dello stage concerneva “le nuotate simultanee”. Alla corsia 5, siamo stati messi in allarme da un numero elevato di nuotatori che facevano uscire il busto dall'acqua e che ricadevano praticamente sul posto. Diventava indispensabile conoscere il “compito” proposto e siamo rimasti molto sorpresi di sapere che la richiesta consisteva “nel servirsi della spinta esplosiva delle gambe per far uscire il busto dall'acqua”.

Le coperture televisive dei grandi eventi europei o mondiali di nuoto fanno di noi spettatori a volte privilegiati quando la regia mette l'accento sul tale nuotatore o sulla tal altra nuotatrice “in campo lungo”, “con riprese subacquee”, “al rallentatore” e costituiscono “una banca di immagini” più o meno ben osservate, più o meno ben analizzate ma immediatamente disponibili.

In mancanza di una formazione rigorosa ed attenta la maggioranza degli spettatori prende in considerazione soltanto alcuni aspetti tra di loro isolati e si costituisce, senza rendersene conto, una conoscenza in briciole che sfrutterà in modo del tutto innocente, perché quest'ultima costituisce il suo unico “quadro di riferimento”.

Dell'insieme percettibile gli spettatori hanno potuto individuare e prendere in considerazione soltanto ciò che era loro “intelligibile” o familiare attraverso discorsi condivisi senza riserve. La scelta degli elementi da utilizzare da parte dei nostri allenatori si è imposta attraverso ciò che avevano notato o li aveva sorpresi.

È' vero che nell'alta prestazione i ranisti utilizzano una spinta intensa delle gambe per far avanzare il proprio corpo, ma alla fine di questa spinta il corpo si trova immerso, allineato, rigido e per un breve intervallo di tempo organizzato “a proiettile”.

Dopo questo passaggio molto breve, è la volta degli arti superiori, le cui mani si erano avvicinate alla superficie, che con il loro abbassamento utilizzano un appoggio su delle masse d'acqua per raddrizzare in senso obliquo il tronco in modo considerevole prima di ricadere (tuffarsi) nell'acqua e riportare le braccia verso avanti.

L'analisi delle immagini della giovane ranista disponibili nel sito mostra bene che la funzione degli arti inferiori non consiste nel sollevare il tronco, cosa che viene garantita e presa in carico dagli arti superiori. La logica dell'azione deve allora logicamente determinare quella dei “compiti” da proporre.

I nostri giovani allenatori avranno tratto quest'insegnamento giustificato dal ricorso alla paziente analisi delle immagini effettuata in aula al termine della seduta.

raymond

 

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