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L'attività dei bebè: l'essenziale

 

In risposta alla domanda di ZN:

 

Buongiorno,

sono un educatore sportivo che aderisce al suo approccio costruttivista della pedagogia. Mi piacerebbe conoscere il suo modo di procedere quando si confronta all'attività natatoria dei bebè. Ho letto il suo libro "Il nuoto di domani" nel quale in alcune pagine succinte viene affrontato il tema del nuoto dei bebè senza troppi dettagli specifici.

Mi permetto di presentarle la mia visione dell'attività:

l'attività di nuoto dei bebè è un'attività di risveglio e un'attività che favorisce lo sviluppo psicomotorio del bambino con un primo approccio all'ambiente acquatico.

Cosa si fa? Si lascia al bebè la libertà di muoversi con i minimo di restrizioni affinché possa esplorare il suo ambiente e organizzare le sue esperienza sensoriali e strutturarle per arrivare ad apprendere cose come l'equilibrio, la risalita passiva (in funzione dell'età) ecc. Ma si tratta soprattutto di un'attività che i genitori condividono con i loro bambini.

Avendo constatato come in molti posti si vedano cose prive di senso, mi piacerebbe conoscere il suo punto di vista su questa attività e come fare in modo che essa favorisca al massimo lo sviluppo del bambino.

La ringrazio fin da ora per la sua risposta e un grazie ancora più grande per il lavoro di qualità con cui supporta tutti noi educatori sportivi.

Cordialmente,

Z N

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Il nostro lettore ha ragione per quanto concerne il carattere succinto delle pagine dedicate all'attività dei bebè in acqua nel libro "Il nuoto di domani". L'argomento richiederebbe un libro intero se non di più.

Per questo motivo ci sembra utile affrontarne gli aspetti essenziali: e cioè, evitare di infagottare i bambini con "aiuti" per il galleggiamento e con tutto quello che ostacolerà e ritarderà la costruzione della sua postura di nuotatore; quando lo si tiene, non prenderlo sotto le ascelle altrimenti la conseguenza sarà immobilizzare gli arti superiori e il tronco favorendo l'agitazione degli arti inferiori; sorreggere il bambino con una sola mano sotto il sedere e sufficientemente immerso provocherà in lui una tonificazione del tronco a integrazione dell'azione dell'acqua che sarà reinvestita quando, abituatosi all'immersione prolungata, diventerà capace di scegliere l'orientazione orizzontale che è specifica della locomozione in acqua, come la verticalità è specifica della nostra locomozione terrestre.

Un altro punto determinante per i progressi è il tipo di relazione con l'adulto (genitore) che può essere nuotatore o non nuotatore. Se non è indispensabile che il genitore sia un ottimo nuotatore, è però obbligatorio che abbia costruito il suo "corpo-galleggiante".

b_325_251_16777215_00_images_oziogallery3_foto_tenuebb1.pngGli altri parametri che concorrono a determinare le strategie di costruzione del piccolo nuotatore sono da una parte le caratteristiche fisiche della struttura di ciò che "contiene" l'elemento liquido: si tratti di una pendenza morbida o di una brusca profondità e del tipo di presa possibile e d'altra parte l'età e l'esperienza acquisita nell'ambiente terrestre caratterizzata da "punti fermi", punti di partenza di nuove acquisizioni specifiche dell'ambito acquatico.

Il carattere "psicomotorio" dell'attività , terrestre o acquatica, fa parte delle banalità associate all'approccio all'acqua. Preferisco evocare le componenti affettive, motorie e cognitive della personalità implicate permanentemente in ogni attività e specialmente nelle azioni di chi apprende.

b_324_186_16777215_00_images_oziogallery3_foto_tenuebb2.png"Apprendere l'equilibrio" vuol dire rendersi conto ad un dato momento della costruzione del corpo galleggiante che l'azione dell'acqua sul corpo permette al principiante di non "fare niente" per restare in superficie, a patto che abbia adottato, per il suo corpo, la forma che permette all'azione congiunta della spinta di Archimede e della gravità di applicarsi sulla stessa verticale per realizzare l'orizzontalità del corpo.

La "risalita passiva" allo stesso modo può essere sperimentata a partire da una durata di apnea sufficiente per tentare di restare in contatto con il fondo e constatare che il corpo risale passivamente.

È altrettanto determinante che l'insegnante si prenda il tempo necessario per costruire e far vivere pazientemente l'insieme delle tappe che si condizionano reciprocamente.

 

raymond

 

Raymond dovrebbe forse aggiungere alla sua risposta sul tema dei bebè qualche riflessione sull'immersione completa della testa, che a mio avviso rappresenta una tappa essenziale per i genitori.

G

 

Come potremmo non essere del tutto d'accordo con questo pertinente suggerimento di G ! Lo ringraziamo.

Scegliendo la soluzione per cui siano i genitori ad introdurre i bambini alla conquista dell'elemento liquido, ci sembra determinante che essi stessi siano, se non eccellenti nuotatori, almeno delle persone che abbiano costruito il corpo galleggiante e vivano con piacere l'immersione completa. Aggiungendo che siano consapevoli dell'enorme ostacolo costituito dal portare accessori di galleggiamento intorno alle braccia o al tronco.

Nella pratica, l'immersione completa del bambino è imprevista o provocata. Quando si verifica in modo inatteso, il "recupero" deve obbligatoriamente essere realizzato "dolcemente", senza nessuna forma di contrazione che sarebbe immediatamente "letta", interpretata come segno di pericolo dal bebè sensibile al dialogo tonico con il suo genitore. Inoltre il genitore deve manifestare la sua gioia per il successo (anche involontario) del suo bambino, la sua soddisfazione.

Quando l'immersione è provocata, è sempre preferibile che sia realizzata in simbiosi con il genitore, "faccia a faccia", in modo disteso e gioioso. È assolutamente necessario che la risalita sia più lenta della discesa e si avvicini dunque ad una risalita passiva. Le capacità di apnea del bambino sono notevoli e l'immersione della sua testa corrisponde ad un blocco della glottide che impedisce totalmente l'ingresso dell'acqua.

Bisogna notare che le prime reazioni propulsive spontanee del bebè si realizzano a partire da e dopo un immersione e mai in superficie. Molto rapidamente i bebè che avranno costruito la capacità di tornare al bordo, apprezzeranno gli "ingressi in acqua" immediati e aiutarli a entrare con la testa avanti (si veda "Il nuoto di domani" p. 27) favorisce l'accesso alla locomozione autonoma.

raymond

 

 

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