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In seguito alla domanda di Julien :

Quali proposte fareste per lavorare sulla spinta delle braccia ?

E in seguito all'osservazione di Raymond :

Sul tema « spinta delle braccia » avrei preferito la definizione « utilizzare con efficacia i propri propulsori ».

 

Utilizzare con efficacia i propri propulsori

Azzardo l'esposizione di una mia opinione, o perlomeno di un modo di procedere, sottoponendola con piacere al vaglio delle vostre critiche.


Innanzitutto più che preoccuparmi degli "appuis des bras" la mia attenzione si concentra maggiormente sull'efficacia dell'azione locomotrice, questo almeno in un primo momento; solo in una seconda fase cercherò di ottenere il miglior rendimento della stessa.


Il presupposto essenziale perché si possa procedere alla costruzione di un efficace azione propulsiva è che siano state acquisite le tappe imprescindibili del "corps flottant" e del "corps projectile". A questo punto mi sembra che nella ricerca di un'azione propulsiva efficace, e dunque, se vogliamo, degli "appuis des bras", emerga una serie di problemi di diverso tipo ma ugualmente importanti:


1.il mantenimento della postura nell'esercizio dell'azione propulsiva

2.la direzione della spinta

3.la capacità di utilizzare la maggiore superficie dell'arto per spingere l'acqua

e poi

4.l'integrazione della ventilazione affinché l'autonomia della locomozione non sia vincolata alla capacità di apnea

5.la ricerca dell'esercizio di forze crescenti per l'ottenimento del miglior rendimento

 

A titolo puramente esemplificativo indico alcune attività che abbiamo proposto durante il seminario, quando il livello di evoluzione del gruppo lo ha consentito, e anche alcune attività che avremmo voluto proporre avendone il tempo e la possibilità.


Per il mantenimento della postura nell'esercizio dell'azione propulsiva:

attività in apnea, in seguito al tuffo di partenza o agli scivolamenti, con ricerca di ampiezza e lentezza della bracciata, facendo particolare attenzione alla stabilità della postura e soprattutto alla posizione del capo.


Per la direzione della spinta:

tutte le attività di costruzione dei punti di riferimento, come abbiamo personalmente sperimentato, lente, simmetriche, simultanee e negative; con particolare attenzione alla “costruzione dei piani”, alla “costruzione del “dietro” e alla disambiguazione del concetto stesso di dietro nel rapporto tra esperienza terrestre e acquatica.


Per la capacità di utilizzare la maggiore superficie dell'arto per spingere l'acqua:

in questo caso, più che in altri, si palesa in modo evidente il fatto che la comprensione segue la riuscita; si può chiedere di spingere l'acqua con la mano, con il braccio, anche con la spalla, si potrà variare la richiesta a discrezione per far sperimentare la maggiore superficie propulsiva possibile in relazione al “dietro”. A mio avviso soprattutto in questa situazione la ricerca della profondità costituisce un valido elemento didattico.


Per l'integrazione della ventilazione affinché l'autonomia della locomozione non sia vincolata alla capacità di apnea:

una volta ottenuta una sufficiente capacità di apnea, far sperimentare l'espirazione con la bocca, con il naso, con la gola, variando e combinando su distanze diverse; quindi sviluppare la capacità di far girare correttamente il corpo (al seminario abbiamo personalmente provato la proposta “mano avanti, mano dietro, braccia leggermente incrociate”) per l'inspirazione. A questo punto aumentare le distanze percorse con attenzione al mantenimento della postura, alla riduzione o scomparsa delle pause (la locomozione è quindi ben integrata con la ventilazione) e chiedendo di prendere aria su un numero dispari di bracciate.

Per la ricerca dell'applicazione di forze crescenti per ottenere il miglior rendimento:

siamo ormai ad un livello evoluto (al seminario non siamo arrivati, nel nostro gruppo, fino a questo punto), proporrei lavori basati sulla variazione dell'ampiezza e della frequenza, tenendo sempre costanti dei parametri verificabili (come il tempo o la distanza percorsa e ovviamente il numero di bracciate). L'attenzione al ritmo dell'azione propulsiva, di cui il recupero veloce mi sembra un ottimo indicatore, è fondamentale.

Non trascurerei di proporre attività di mantenimento della velocità dopo il tuffo di partenza e, a livello ancora più evoluto, un risultato da ottenere e secondo il quale organizzarsi: in pratica l'introduzione dell'aspetto competitivo, del misurarsi con il riferimento cronometrico, fino a sviluppare la capacità di percorrere distanze date a velocità costanti o crescenti.

mauro

 

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